giovedì 29 gennaio 2026

Niscemi, cronaca di una catastrofe annunciata





I progetti mai presentati a Niscemi
Intanto emerge che il Recovery Plan non si è fermato a Niscemi. Dal 1997 il comune vive in una condizione di emergenza. Il 12 ottobre di quell’anno una frana colpì i quartieri Pirillo, Sante Croci e Canalicchio. Causando lo sgombero di 111 famiglie, ovvero 392 tra donne, uomini e bambini, e la demolizione di 48 abitazioni. Il giorno dopo il governo Berlusconi stanziò un primo fondo di 8,5 miliardi di lire, con promesse di risanamento e ricostruzione. Ai senzatetto vanno 600 mila lire al mese per un anno. L’emergenza poi venne prorogata per 10 anni, mentre il comune fu classificato a rischio geologico R4, il massimo. Nel 2004 il Comune viene sciolto per infiltrazioni mafiose e così si sommano altri commissari, che però gestiscono l’ordinario. Nel 2006, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi firma una nuova ordinanza: lo stato di emergenza viene prorogato.

L’emergenza infinita
Ma i lavori non partono. E nel 2007, l’emergenza viene dichiarata conclusa. Un appalto da 9 milioni assegnato nello stesso anno si arena per un contenzioso. Nel 2014 una nuova frana produce un altro piano da 9 milioni: finanziamento revocato, zero euro spesi. L’unico intervento strutturale arriva nel 2019: 1,2 milioni per un tratto del versante ovest e per la strada provinciale 12. Un progetto da 8 milioni, pronto dal 2016, non viene mai finanziato né inserito nella piattaforma Rendis. Tra il 2019 fino ad oggi nessuna richiesta viene inoltrata dal comune di Niscemi alla Struttura commissariale contro il dissesto.

Le spese per il dissesto idrogeologico
Dal 2014, dei circa venti milioni di euro programmati ne è stato speso appena 1,2: il resto è rimasto sulla carta. Naturalmente non è l’unico caso. La Stampa spiega che la struttura del commissario contro il dissesto idrogeologico della Regione ha finora potuto contare su circa 750 milioni; ne ha spesi 117. Di un miliardo e mezzo dal 2010 a oggi le risorse impiegate sono poco sotto gli 800 milioni. Poco meno di un terzo di questi fondi – 404 milioni – servivano proprio a contrastare il dissesto idrogeologico ma sono rimasti fermi per oltre cinque anni, dal 2019 al 2024.

E ancora: secondo l’Ispra (l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) negli ultimi 25 anni sono stati stanziati 19 miliardi contro il dissesto. Ma solo un terzo è stato effettivamente speso. La Sicilia è tra le cinque regioni maggiormente finanziate. Ma è impossibile persino sapere per quale scopo i fondi sono stati stanziati.

da Open


martedì 27 gennaio 2026

le gambe delle donne.....rappresentano una sorta di mistero insondabile......


François Truffaut


Le gambe delle donne sono dei compassi che misurano il globo terrestre in tutti i sensi donandogli il suo equilibrio e la sua armonia.
dal film "le gambe delle donne" di François Truffaut
"Proprio il giocare insieme a Ginette mi fece rendere conto che la compagnia delle donne mi era indispensabile. Se non la loro compagnia, in ogni caso, la loro vista.
Per me niente è più bello da guardare di una donna che cammina con il vestito o la gonna ondeggianti al ritmo dei passi.
Alcune vanno in fretta verso una meta, forse un appuntamento. Altre, al contrario, passeggiano con aria indolente. Altre ancora sono così belle viste di spalle, che ritardo il momento di arrivare alla loro altezza per non restare deluso.
Per la verità non sono mai deluso perchè quelle belle di dietro e brutte di faccia mi infondono una sensazione di conforto, visto che purtroppo non si possono avere tutte. Sono migliaia, ogni giorno, a camminare per le strade...Ma chi sono tutte queste donne? Dove vanno? A quale appuntamento? Se hanno il cuore libero il loro corpi sono disponibili: e mi pare di non avere il diritto di lasciar perdere l'occasione.
La verità è una soltanto. Loro vogliono ciò che voglio io. L'amore. Tutti vogliono l'amore. Ogni specie d'amore, quello fisico e quello sentimentale. O più semplicemente la tenerezza disinteressata di chi ha scelto qualcuno per la vita e non bada più a nessuno. Non è il mio caso. Io mi interesso a tutte.
Come in certe specie animali, le femmine praticano l'ibernazione. Per quattro mesi spariscono, non si vedono più. Ai primi raggi del sole di marzo, come si fossero passate parola o avessero ricevuto un ordine di mobilitazione, spuntano a decine per le strade, in abiti leggeri e tacchi alti. Allora ricomincia la vita. Finalmente possiamo riscoprire i loro corpi e differenziare due categorie: le appariscenti e il tipo bambola. La prima categoria. La seconda.
Una bella gamba è da ammirare ma non mi dispiacciono le caviglie robuste, anzi posso dire che mi attirano perchè promettono qualcosa di più armonioso risalendo lungo le gambe. Rappresentano una sorta di mistero insondabile. Insondabile. Le gambe delle donne sono dei compassi che misurano il globo terrestre in tutti i sensi donandogli il suo equilibrio e la sua armonia. "
 
tratto dal film "l'uomo che amava le donne" di François Truffaut


L'uomo che amava le donne di François Truffaut


lunedì 26 gennaio 2026

In una lingua che non so più dire

Stefano D'arrigo

IN UNA LINGUA CHE NON SO PIÙ DIRE

 
Nessuno più mi chiama in una lingua
che mia madre fa bionda, azzurra e sveva,
dal Nord al seguito di Federico,
o ai miei occhi nera e appassita in pugno
come oliva che è reliquia e ruga.

O in una lingua dove avanza, oscilla
col suo passo di danza che si cuoce
al fuoco della gioventù per sfida,
sposata a forma d’anfora, a quartara.

O in una lingua che alla pece affida
l’orma sua, l’inoltra a sera nell’estate,
in un basso alitare la decanta:
è movenza d’Aragona e Castiglia,
sillaba è cannadindia, stormire.

O in una lingua che le pone in capo
una corona, un cercine di piume,
un nido di pensieri in cima in cima.

O in quella lingua che la mormora
sul fiume ventilato di papiri,
su una foglia o sul palmo della mano.

O in una lingua che risale in sonno
coi primi venti precoci d’Africa,
che nel suo cuore albeggia, in sabbia e sale,
nel verso tenebroso della quaglia.
O in una lingua che non so più dire.


 
Stefano D'Arrigo - Codice siciliano (1957)
Scrittore italiano (Alì 1919 - Roma 1992); a parte le poesie del Codice siciliano (1957; nuova ed. accresciuta, 1978), è noto per il contrastato successo del monumentale romanzo Horcynus Orca (1975): un progetto ambiziosissimo, teso a riunire in un solo libro tutta la tradizione narrativa dell'Occidente, dalla Bibbia a Omero, al Decameron, ai poemi cavallereschi, per riscriverla e coglierne l'immutata vitalità simbolica e affabulatoria sull'orizzonte delle grandi innovazioni della narrativa del nostro secolo (almeno a J. Joyce, il rinvio è obbligatorio). La realizzazione risulta elaborata anche sul piano dell'invenzione linguistica. Più discutibile è invece la riuscita del romanzo successivo, Cima delle nobildonne (1985). Nel 2024 è stato pubblicato postumo l'inedito Il compratore di anime morte, romanzo picaresco ambientato nel Regno delle due Sicilie.
Treccani
Le parole e le cose (tre poesie)

“Allo scuro si sentiva lo scivolio rabbioso della barca e il singultare degli sbarbatelli come l’eco di un rimbombo tenero e profondo, caldo e spezzato, dentro i petti. La lancia saliva verso lo scill’e cariddi, fra i sospiri rotti e il dolidoli degli sbarbatelli, come in un mare di lagrime fatto e disfatto a ogni colpo di remo, dentro, più dentro dove il mare è mare”.
...
Solo una volta, casualmente, il professore aveva detto qualcosa che forse dava una risposta a questo e forse non la dava, qualcosa, però, che i pellisquadre si ritrovavano di tanto in tanto nei loro parlari: il perchè.. aveva detto quella volta il professore, stringendo e dilatando le pupille come un gatto abbagliato da una luce troppo forte, c'è sempre un perchè in ogni cosa. Non ci sono misteri nella vita, sembrano misteri. Dove e quando abbaiamo l'impressione d'un mistero basta fare un piccolo sforzo e domandarsi: perchè? e il cosidetto mistero subito si risente, non è più tanto fitto e impenetrabile, la visiera, in altre parole, gli comincia a tremolare sulla faccia, al signor mistero. Eh, il perchè.. Il perchè è parola magica, specia di apriti,sesamo e non c'è porta di mistero che gli può resistere. Il perchè se li mangia vivi, i misteri, e quando a una data cosa, a un dato fenomeno, voi gli levate l'apparenza strana, enimmatica, quello che resta è la natura, tutta semplice e chiara e spiegata davanti agli occhi, tale che pure un muccusello la intende e signoreggia. Basta fare quel piccolo sforzo, e domandarsi perchè.
Ma quello è niente, amici miei, quello di domandarselo con le labbra. Lo sforzo grande e difficile, amici miei, è che bisogna domandarselo sempre, ogni volta come fosse sempre la prima volta.
da "Horcynus Orca" – Rizzoli
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