mercoledì 22 maggio 2024

SUD


fERDINANDO SCIANNA

la festa è finita.


Giovanni de Mussis

resoconto di un banchetto di nozze a Piacenza, nel 1388


Nel cibo tutti fanno meraviglie, soprattutto nei banchetti di nozze, che per lo più seguono questo ordine: vini bianchi e rossi per cominciare, ma prima di tutto confetti di zucchero. Come prima portata danno un cappone o due e un gran pezzo di carne per ciascun tagliere [uno serviva per due persone, n.d.a.], cotto con mandorle e zucchero e altre buone spezie. Poi si danno carni arrostite in gran quantità, ossia capponi, polli, fagiani, pernici, lepri, cinghiali, caprioli o altro, a seconda della stagione dell’anno. Poi danno torte e giuncate con confetti di zucchero sopra. Poi frutta.
Infine, dopo aver lavato le mani, prima che si levino le tavole si dà da bere e un confetto di zucchero, e poi ancora da bere. Al posto delle torte e delle giuncate, alcuni danno all’inizio del pranzo delle torte fatte con uova, formaggio e latte, con sopra una buona quantità di zucchero.
Per cena si danno, all’inverno, gelatine di carni selvatiche, di cappone, di gallina o vitello, o gelatine di pesci; poi arrosto di cappone e di vitello; poi frutta. Lavate le mani, prima che si tolgano le mense danno da bere e confetti di zucchero, e poi ancora da bere.
D’estate invece si dà, sempre per cena, gelatina di gallina e cappone, di vitello, capretto, maiale; o gelatina di pesci. Poi arrosto di pollo, capretto, vitello; o di papero, di anatra, o di altre carni, secondo la disponibilità del momento. [...]
Il secondo giorno dopo le nozze si danno lasagne di pasta col formaggio e lo zafferano, lo zibibbo e le spezie. Poi arrosto di vitello e frutta. Per cena, ciascuno se ne torna a casa sua: la festa è finita.

citazione contenuta in "La vita segreta nel medioevo " di Elena Percivaldi


martedì 21 maggio 2024

NON CI AVREBBE VISTI NESSUNO


Konstantinos Kavafis



Sarà stata l’una di notte
o l’una e mezzo.

In un angolo della bettola,
dietro il separé di legno.
A parte noi, completamente vuoto il locale.
Una lampada a petrolio lo rischiarava appena.
Il cameriere, a lungo insonne, ora dormiva sulla porta.

Non ci avrebbe visti nessuno.
Ma eravamo tanto eccitati già
da abbandonare ogni cautela.

Si schiusero i vestiti – che non erano molti,
essendo un luglio splendido e cocente.

Godimento carnale
tra gli abiti dischiusi;
rapido denudarsi della carne – la cui visione
ventisei anni ha traversato, e viene
a rimanere in questi versi.
     


Poesie erotiche (Crocetti, 2011),


lunedì 20 maggio 2024

Questa è la nostra vecchia storiella.


Claire Vaye Watkins



Questa è la nostra vecchia storiella. Come tutti i nostri ricordi, ci piace tirarla fuori una volta ogni tanto e piazzarla sul tavolo della cucina, come fa mia moglie con i suoi modelli di cucito, lì dove mettiamo a confronto la forma della nostra vita attuale con quella che allora immaginavamo sarebbe stata,

Nevada


domenica 19 maggio 2024

sabato 18 maggio 2024

Profumo di arancio in fiore, promesse vane di un amor, che volarono via con il vento


Ricardo Piglia



Prima di tutto bisogna imparare a soffrire, poi ad amare, poi a partire e alla fine camminare senza pensieri Camminare senza pensieri. Impossibile. La frase di quel tango gli suonò in testa come una inutile illusione. Riccardo Piglia - L'invasione
Primero hay que saber sufrir Después amar, después partir Y al fin andar sin pensamiento Perfume de naranjo en flor Promesas vanas de un amor Que se escaparon en el viento


testo del tango Naranjo en flor, scritto da Homero Aldo Exposito nel 1944
Era más blanda que el agua
Que el agua blanda
Era más fresca que el río
Naranjo en flor
Y en esa calle de estío
Calle perdida
Dejó un pedazo de vida
Y se marchó

Primero hay que saber sufrir
Después amar, después partir
Y al fin andar sin pensamiento
Perfume de naranjo en flor
Promesas vanas de un amor
Que se escaparon en el viento

Después, qué importa del después
Toda mi vida es el ayer
Que me detiene en el pasado
Eterna y vieja juventud
Que me ha dejado acobardado
Como un pájaro sin luz

¿Qué le habrán hecho mis manos?
Qué le habrán hecho
Para dejarme en el pecho
Tanto dolor
Dolor de vieja arboleda
Canción de esquina
Y con un pedazo de vida
Naranjo en flor

Primero hay que saber sufrir
Después amar, después partir
Y al fin andar sin pensamiento
Perfume de naranjo en flor
Promesas vanas de un amor
Que se escaparon con el viento

Después, qué importa del después
Toda mi vida es el ayer
Que me detiene en el pasado
Eterna y vieja juventud
Que me ha dejado acobardado
Como un pájaro sin luz 


Vederla arrabbiata era per lui la cosa più prossima al vederla soffrire.


Claire Vaye Watkins



Vederla arrabbiata era per lui la cosa più prossima al vederla soffrire.
E che male c'era, pensava, se la propria moglie dal carattere impetuoso si sentiva in colpa e per farsi perdonare gli preparava una bistecca, gli massaggiava i piedi e gli faceva un pompino?

Nevada - Neri Pozza


venerdì 17 maggio 2024

Vogliamo che nell’orto sia coltivata ogni possibile pianta


Carlo Magno



Vogliamo che nell’orto sia coltivata ogni possibile pianta: il giglio, le rose, la trigonella, la balsarnita, la salvia, la ruta, l’abrotano, i cetrioli, i meloni, le zucche, il fagiolo, il cumino, il rosmarino, il careium, il cece, la scilla, il gladiolo, l’artemisia, l’anice, le coloquentidi, l’indivia, la visnaga, l’antrisco, la lattuga, la nigella, la rughetta, il nasturzio, la bardana, la pulicaria, lo snúmio, il prezzemolo, il sedano, il levistico, il ginepro, l’aneto, il finocchio, la cicoria, il dittamo, la senape, la satureja, il sisimbrio, la menta, il mentastro, il tanaceto, l’erba gattaia, l’eritrea, il papavero, la bieta, la vulvagine, l’altea, la malva, la carota, la pastinaca, il bietolone, gli amaranti, il cavolo-rapa, i cavoli, le cipolle, l’erba cipollina, i porri, il rafano, lo scalogno, l’aglio, la robbia, i cardi, le fave, i piselli, il coriandolo, il cerfoglio, l’euforbia, la selarcia.
E l’ortolano faccia crescere sul tetto della sua abitazione la barba di Giove.
Quanto agli alberi, vogliamo ci siano frutteti di vario genere: meli cotogni, noccioli, mandorli, gelsi, lauri, pini, fichi, noci, ciliegi di vari tipi.
Nomi di mela: gozmaringa, geroldinga, crevedella, spiranca, dolci, acri, tutte quelle di lunga durata e quelle da consumare subito e le primaticce.
Tre o quattro tipi di pere a lunga durata, quelle dolci, quelle da cuocere, le tardive

Carlo Magno - editto del 795 DC

Elena Percivaldi - La vita segreta nel medioevo


venerdì 1 maggio 2020

Tutte le cazzate che ho fatto nella mia vita


Cormac McCarth



Tutte le cazzate che ho fatto nella mia vita le ho fatte per colpa di una decisione che avevo preso prima. Il problema non era la cazzata, ma la decisione. Capisci quello che voglio dire?

Cavalli Selvaggi


domenica 22 marzo 2020

Adesso siamo a casa


Mariangela Gualtieri

Questo ti voglio dire



Questo ti voglio dire
ci dovevamo fermare.
Lo sapevamo. Lo sentivamo tutti
ch’era troppo furioso
il nostro fare. Stare dentro le cose.
Tutti fuori di noi.
Agitare ogni ora – farla fruttare.

Ci dovevamo fermare
e non ci riuscivamo.
Andava fatto insieme.
Rallentare la corsa.
Ma non ci riuscivamo.
Non c’era sforzo umano
che ci potesse bloccare.

E poiché questo
era desiderio tacito comune
come un inconscio volere -
forse la specie nostra ha ubbidito
slacciato le catene che tengono blindato
il nostro seme. Aperto
le fessure più segrete
e fatto entrare.
Forse per questo dopo c’è stato un salto
di specie – dal pipistrello a noi.
Qualcosa in noi ha voluto spalancare.
Forse, non so.

Adesso siamo a casa.

È portentoso quello che succede.
E c’è dell’oro, credo, in questo tempo strano.
Forse ci sono doni.
Pepite d’oro per noi. Se ci aiutiamo.
C’è un molto forte richiamo
della specie ora e come specie adesso
deve pensarsi ognuno. Un comune destino
ci tiene qui. Lo sapevamo. Ma non troppo bene.
O tutti quanti o nessuno.

È potente la terra. Viva per davvero.
Io la sento pensante d’un pensiero
che noi non conosciamo.
E quello che succede? Consideriamo
se non sia lei che muove.
Se la legge che tiene ben guidato
l’universo intero, se quanto accade mi chiedo
non sia piena espressione di quella legge
che governa anche noi – proprio come
ogni stella – ogni particella di cosmo.

 

Se la materia oscura fosse questo
tenersi insieme di tutto in un ardore
di vita, con la spazzina morte che viene
a equilibrare ogni specie.
Tenerla dentro la misura sua, al posto suo,
guidata. Non siamo noi
che abbiamo fatto il cielo.

Una voce imponente, senza parola
ci dice ora di stare a casa, come bambini
che l’hanno fatta grossa, senza sapere cosa,
e non avranno baci, non saranno abbracciati.
Ognuno dentro una frenata
che ci riporta indietro, forse nelle lentezze
delle antiche antenate, delle madri.

Guardare di più il cielo,
tingere d’ocra un morto. Fare per la prima volta
il pane. Guardare bene una faccia. Cantare
piano piano perché un bambino dorma. Per la prima volta
stringere con la mano un’altra mano
sentire forte l’intesa. Che siamo insieme.
Un organismo solo. Tutta la specie
la portiamo in noi. Dentro noi la salviamo.

A quella stretta
di un palmo col palmo di qualcuno
a quel semplice atto che ci è interdetto ora -
noi torneremo con una comprensione dilatata.
Saremo qui, più attenti credo. Più delicata
la nostra mano starà dentro il fare della vita.
Adesso lo sappiamo quanto è triste
stare lontani un metro.


Mariangela Gualtieri


giovedì 12 marzo 2020

un contatto genuino, onesto, fra di noi


Patrick McGrath



Ci fu, per la prima volta nel corso del nostro rapporto, un contatto genuino, onesto, fra di noi. Tutto il resto era stato indulgenza da parte sua e accettazione da parte mia.

Racconti di follia


domenica 8 marzo 2020

“Sono stato qui.”


Olga Tokarczuk



La vita mi è sempre sfuggita dalle mani. Ho sempre e solo trovato delle tracce, i resti della sua muta. Quando riuscivo a determinarne la posizione, lei era già da un’altra parte. Trovavo solo dei segni, come quelle scritte sui tronchi degli alberi nei parchi:
“Sono stato qui.”

I vagabondi


domenica 1 marzo 2020

e aveva saputo che il senso di colpa era un processo banale.


Marco Missiroli



Ma lei un ventiseienne lo aveva già avuto, e tuttora era il ricordo che tentava di non perdere. Con lui aveva intuito che l’infedeltà poteva significare fedeltà verso se stessa. Andrea. Dopo che era uscita da casa sua, in quella serata di nove anni prima, era passata in agenzia anche se non c’era piú nessuno, si era chiusa in bagno e si era coperta gli occhi con una mano.

Poi se lo era detto: l’hai fatto. Hai preso in bocca ciò che non ti spettava, hai spogliato, ti sei fatta spogliare, hai aperto le gambe sul tavolo della cucina e hai preteso il ragazzo, abbarbicata a lui, le sue spalle forti, la sua presa sicura, ti sei ingozzata, ti sei fatta portare a letto, sentendoti giovane e desiderata e allegra.

Era rimasta a dirselo, chiusa nel bagno della sua agenzia per qualche minuto, percependosi le gambe indolenzite e la pelle scottata, un nuovo odore, infine aveva pronunciato quella parola: deragliare.....
.....
Era rimasta a fissare quelle tre soddisfazioni e aveva saputo che il senso di colpa era un processo banale.
La realtà dei fatti, la grande realtà dei fatti, era che era stato naturale. Aveva scopato un ragazzo che le piaceva e che l’aveva fatta godere. Cosa aveva tolto al suo matrimonio?
.....
Si era masturbata ripensando a come il ragazzo era stato indeciso e allo stesso tempo brutale: come se lo avesse convinto via via che si spogliavano. Per lungo tempo non aveva dimenticato il peso del suo corpo sopra di lei, in quel peso c’era il suo matrimonio.

Fedeltà


sabato 29 febbraio 2020

Spesso si era forzata di immaginare il suo cazzo anche in altre


Marco Missiroli



..era abile a smontarsi i dubbi anche se il sospetto metteva radici. Ipotizzava cosa si fosse annidato in lui: un’evasione, sostare nel limbo della possibilità, rianimare l’epoca in cui era un mezzo professore e un possibile scrittore, rianimare l’epoca in cui poteva ancora essere...

In tutto questo, era stata in grado di tenere a bada l’ombra che lui la tradisse. Aveva la presunzione di riconoscere le corrosioni del suo matrimonio: non c’era stato nulla che avesse compromesso la loro corrosioni del suo matrimonio: non c’era stato nulla che avesse compromesso la loro traiettoria familiare.

Spesso si era forzata di immaginare il suo cazzo anche in altre, l’idea la annientava. L’anatomia era ancora il suo punto debole.



venerdì 28 febbraio 2020

Qui lui aveva saputo che le voglie possono sconfinare


Marco Missiroli



Qui lui aveva saputo che le voglie possono sconfinare. Ma non era per compensare Sofia Casadei che era accaduto con altre donne. Tre mesi dopo che lei era tornata a Rimini, mentre era in redazione e stava lavorando al catalogo sulla Martinica, si era alzato ed era andato da Manuela nell’altro ufficio, le aveva chiesto di andare al cinema quel pomeriggio stesso. L’aveva sorpresa al computer e aveva ottenuto un sí timido di ragazza fidanzata che era risuonato in lui con una trepidazione. Avevano atteso una mezz’ora, uscendo sfasati per ritrovarsi all’Orfeo, sedendosi uno accanto all’altra nel buio della sala, sfiorandosi le gambe, guardando il film e trattenendosi fino ai titoli di coda, per poi alzarsi e fare una passeggiata con il terrore di essere visti insieme per strada.

Si erano salutati e lui era tornato a casa, riabbracciando Margherita con un’insoddisfazione in corso, intuendo ancora una volta quanto avventurarsi all’esterno intaccasse il focolare.v

Fedeltà


sabato 15 febbraio 2020

la verità femminile


Rachel Cusk



in realtà potrebbe semplicemente essere che la verità femminile – ammesso che una cosa simile esista – sia cosí intima e complicata che non se ne può dare un’unica versione.

Prestigio di Rachel Cusk


sabato 8 febbraio 2020

la tentazione di accantonare la propria moralità


Rachel Cusk



...perché se il mondo sembrava pieno di gente che vive malvagiamente senza rappresaglie e di gente che vive virtuosamente senza ricompense, la tentazione di accantonare la propria moralità potrebbe insorgere nel preciso istante in cui essa piú conta.

Prestigio di Rachel Cusk


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