fERDINANDO SCIANNA
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mercoledì 22 maggio 2024
la festa è finita.
Giovanni de Mussis
resoconto di un banchetto di nozze a Piacenza, nel 1388
Infine, dopo aver lavato le mani, prima che si levino le tavole si dà da bere e un confetto di zucchero, e poi ancora da bere. Al posto delle torte e delle giuncate, alcuni danno all’inizio del pranzo delle torte fatte con uova, formaggio e latte, con sopra una buona quantità di zucchero.
Per cena si danno, all’inverno, gelatine di carni selvatiche, di cappone, di gallina o vitello, o gelatine di pesci; poi arrosto di cappone e di vitello; poi frutta. Lavate le mani, prima che si tolgano le mense danno da bere e confetti di zucchero, e poi ancora da bere.
D’estate invece si dà, sempre per cena, gelatina di gallina e cappone, di vitello, capretto, maiale; o gelatina di pesci. Poi arrosto di pollo, capretto, vitello; o di papero, di anatra, o di altre carni, secondo la disponibilità del momento. [...]
Il secondo giorno dopo le nozze si danno lasagne di pasta col formaggio e lo zafferano, lo zibibbo e le spezie. Poi arrosto di vitello e frutta. Per cena, ciascuno se ne torna a casa sua: la festa è finita.
citazione contenuta in "La vita segreta nel medioevo " di Elena Percivaldi
martedì 21 maggio 2024
NON CI AVREBBE VISTI NESSUNO
Konstantinos Kavafis
Sarà stata l’una di notte
o l’una e mezzo.
In un angolo della bettola,
dietro il separé di legno.
A parte noi, completamente vuoto il locale.
Una lampada a petrolio lo rischiarava appena.
Il cameriere, a lungo insonne, ora dormiva sulla porta.
Non ci avrebbe visti nessuno.
Ma eravamo tanto eccitati già
da abbandonare ogni cautela.
Si schiusero i vestiti – che non erano molti,
essendo un luglio splendido e cocente.
Godimento carnale
tra gli abiti dischiusi;
rapido denudarsi della carne – la cui visione
ventisei anni ha traversato, e viene
a rimanere in questi versi.
Poesie erotiche (Crocetti, 2011),
lunedì 20 maggio 2024
Questa è la nostra vecchia storiella.
Claire Vaye Watkins
Nevada
domenica 19 maggio 2024
Chi può dire perché
Claire Vaye Watkins
Nevada
sabato 18 maggio 2024
Profumo di arancio in fiore, promesse vane di un amor, che volarono via con il vento
Ricardo Piglia
Prima di tutto bisogna imparare a soffrire, poi ad amare, poi a partire e alla fine camminare senza pensieri Camminare senza pensieri. Impossibile. La frase di quel tango gli suonò in testa come una inutile illusione. Riccardo Piglia - L'invasionePrimero hay que saber sufrir Después amar, después partir Y al fin andar sin pensamiento Perfume de naranjo en flor Promesas vanas de un amor Que se escaparon en el viento
testo del tango Naranjo en flor, scritto da Homero Aldo Exposito nel 1944
Era más blanda que el agua Que el agua blanda Era más fresca que el río Naranjo en flor Y en esa calle de estío Calle perdida Dejó un pedazo de vida Y se marchó Primero hay que saber sufrir Después amar, después partir Y al fin andar sin pensamiento Perfume de naranjo en flor Promesas vanas de un amor Que se escaparon en el viento Después, qué importa del después Toda mi vida es el ayer Que me detiene en el pasado Eterna y vieja juventud Que me ha dejado acobardado Como un pájaro sin luz ¿Qué le habrán hecho mis manos? Qué le habrán hecho Para dejarme en el pecho Tanto dolor Dolor de vieja arboleda Canción de esquina Y con un pedazo de vida Naranjo en flor Primero hay que saber sufrir Después amar, después partir Y al fin andar sin pensamiento Perfume de naranjo en flor Promesas vanas de un amor Que se escaparon con el viento Después, qué importa del después Toda mi vida es el ayer Que me detiene en el pasado Eterna y vieja juventud Que me ha dejado acobardado Como un pájaro sin luz
Vederla arrabbiata era per lui la cosa più prossima al vederla soffrire.
Claire Vaye Watkins
E che male c'era, pensava, se la propria moglie dal carattere impetuoso si sentiva in colpa e per farsi perdonare gli preparava una bistecca, gli massaggiava i piedi e gli faceva un pompino?
Nevada - Neri Pozza
venerdì 17 maggio 2024
Vogliamo che nell’orto sia coltivata ogni possibile pianta
Carlo Magno
E l’ortolano faccia crescere sul tetto della sua abitazione la barba di Giove.
Quanto agli alberi, vogliamo ci siano frutteti di vario genere: meli cotogni, noccioli, mandorli, gelsi, lauri, pini, fichi, noci, ciliegi di vari tipi.
Nomi di mela: gozmaringa, geroldinga, crevedella, spiranca, dolci, acri, tutte quelle di lunga durata e quelle da consumare subito e le primaticce.
Tre o quattro tipi di pere a lunga durata, quelle dolci, quelle da cuocere, le tardive
Carlo Magno - editto del 795 DC
venerdì 1 maggio 2020
Tutte le cazzate che ho fatto nella mia vita
Cormac McCarth
Cavalli Selvaggi
domenica 22 marzo 2020
Adesso siamo a casa
Mariangela Gualtieri
Questo ti voglio dire
Questo ti voglio dire ci dovevamo fermare. Lo sapevamo. Lo sentivamo tutti ch’era troppo furioso il nostro fare. Stare dentro le cose. Tutti fuori di noi. Agitare ogni ora – farla fruttare. Ci dovevamo fermare e non ci riuscivamo. Andava fatto insieme. Rallentare la corsa. Ma non ci riuscivamo. Non c’era sforzo umano che ci potesse bloccare. E poiché questo era desiderio tacito comune come un inconscio volere - forse la specie nostra ha ubbidito slacciato le catene che tengono blindato il nostro seme. Aperto le fessure più segrete e fatto entrare. Forse per questo dopo c’è stato un salto di specie – dal pipistrello a noi. Qualcosa in noi ha voluto spalancare. Forse, non so. Adesso siamo a casa. È portentoso quello che succede. E c’è dell’oro, credo, in questo tempo strano. Forse ci sono doni. Pepite d’oro per noi. Se ci aiutiamo. C’è un molto forte richiamo della specie ora e come specie adesso deve pensarsi ognuno. Un comune destino ci tiene qui. Lo sapevamo. Ma non troppo bene. O tutti quanti o nessuno. È potente la terra. Viva per davvero. Io la sento pensante d’un pensiero che noi non conosciamo. E quello che succede? Consideriamo se non sia lei che muove. Se la legge che tiene ben guidato l’universo intero, se quanto accade mi chiedo non sia piena espressione di quella legge che governa anche noi – proprio come ogni stella – ogni particella di cosmo. Se la materia oscura fosse questo tenersi insieme di tutto in un ardore di vita, con la spazzina morte che viene a equilibrare ogni specie. Tenerla dentro la misura sua, al posto suo, guidata. Non siamo noi che abbiamo fatto il cielo. Una voce imponente, senza parola ci dice ora di stare a casa, come bambini che l’hanno fatta grossa, senza sapere cosa, e non avranno baci, non saranno abbracciati. Ognuno dentro una frenata che ci riporta indietro, forse nelle lentezze delle antiche antenate, delle madri. Guardare di più il cielo, tingere d’ocra un morto. Fare per la prima volta il pane. Guardare bene una faccia. Cantare piano piano perché un bambino dorma. Per la prima volta stringere con la mano un’altra mano sentire forte l’intesa. Che siamo insieme. Un organismo solo. Tutta la specie la portiamo in noi. Dentro noi la salviamo. A quella stretta di un palmo col palmo di qualcuno a quel semplice atto che ci è interdetto ora - noi torneremo con una comprensione dilatata. Saremo qui, più attenti credo. Più delicata la nostra mano starà dentro il fare della vita. Adesso lo sappiamo quanto è triste stare lontani un metro.
Mariangela Gualtieri
giovedì 12 marzo 2020
un contatto genuino, onesto, fra di noi
Patrick McGrath
Racconti di follia
domenica 8 marzo 2020
“Sono stato qui.”
Olga Tokarczuk
“Sono stato qui.”
I vagabondi
domenica 1 marzo 2020
e aveva saputo che il senso di colpa era un processo banale.
Marco Missiroli
Poi se lo era detto: l’hai fatto. Hai preso in bocca ciò che non ti spettava, hai spogliato, ti sei fatta spogliare, hai aperto le gambe sul tavolo della cucina e hai preteso il ragazzo, abbarbicata a lui, le sue spalle forti, la sua presa sicura, ti sei ingozzata, ti sei fatta portare a letto, sentendoti giovane e desiderata e allegra.
Era rimasta a dirselo, chiusa nel bagno della sua agenzia per qualche minuto, percependosi le gambe indolenzite e la pelle scottata, un nuovo odore, infine aveva pronunciato quella parola: deragliare.....
.....
Era rimasta a fissare quelle tre soddisfazioni e aveva saputo che il senso di colpa era un processo banale.
La realtà dei fatti, la grande realtà dei fatti, era che era stato naturale. Aveva scopato un ragazzo che le piaceva e che l’aveva fatta godere. Cosa aveva tolto al suo matrimonio?
.....
Si era masturbata ripensando a come il ragazzo era stato indeciso e allo stesso tempo brutale: come se lo avesse convinto via via che si spogliavano. Per lungo tempo non aveva dimenticato il peso del suo corpo sopra di lei, in quel peso c’era il suo matrimonio.
Fedeltà
sabato 29 febbraio 2020
Spesso si era forzata di immaginare il suo cazzo anche in altre
Marco Missiroli
In tutto questo, era stata in grado di tenere a bada l’ombra che lui la tradisse. Aveva la presunzione di riconoscere le corrosioni del suo matrimonio: non c’era stato nulla che avesse compromesso la loro corrosioni del suo matrimonio: non c’era stato nulla che avesse compromesso la loro traiettoria familiare.
Spesso si era forzata di immaginare il suo cazzo anche in altre, l’idea la annientava. L’anatomia era ancora il suo punto debole.
venerdì 28 febbraio 2020
Qui lui aveva saputo che le voglie possono sconfinare
Marco Missiroli
Si erano salutati e lui era tornato a casa, riabbracciando Margherita con un’insoddisfazione in corso, intuendo ancora una volta quanto avventurarsi all’esterno intaccasse il focolare.v
Fedeltà
sabato 15 febbraio 2020
la verità femminile
Rachel Cusk
Prestigio
sabato 8 febbraio 2020
la tentazione di accantonare la propria moralità
Rachel Cusk
Prestigio
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