sabato 6 ottobre 2018

traversata di un campo irto di vetri rotti





....quel forzato scambio di banalità, che ricordandolo ho spesso paragonato alla traversata di un campo irto di vetri rotti

Javier Cercas
La donna del ritratto


i fantasmi dei bambini che eravamo stati





Ricordi? Era una mattina come questa, di cielo chiaro e luce trasparente. L’inganno della primavera bisbigliava agli alberi le prime gemme sui rami. Ogni angolo della città gridava gioventù e bellezza. Ero partita all'alba, mentre andavo a piedi verso la stazione, otto chilometri dalla mia casa, non avevo incontrato una sola persona con i capelli grigi o bianchi. Prima della lunga strada che segnava il triangolo del confine occidentale, dovevo attraversare il pioppeto che era stato la foresta della mia infanzia. Poche foglie secche scricchiolavano al mio passaggio e nessuna foglia nuova si profilava dal ramo verso la fiamma dei lampioni.

Tra quegli alberi ormai giganteschi si rincorrevano ancora i fantasmi dei bambini che eravamo stati, dei bambini che alcuni sarebbero rimasti per sempre.

Elena Petrassi
In giornate identiche a nuvole


Non sarò la prima né l’ultima

Carol Ann Duffy

che dimostra al mondo
di essere un totale, perfetto, emerito,
assoluto coglione.

Non sarò la prima né l’ultima
Non sarò la prima né l’ultima
che se ne sta su un costone
a guardare il marito
che dimostra al mondo
di essere un totale, perfetto, emerito,
assoluto coglione.
 
Carol Ann Duffy

venerdì 5 ottobre 2018

un'altra persona

Buenas noches

Basta separarsi per un certo tempo da qualcuno perchè diventi un'altra persona.


 
Javier Cercas
La donna del ritratto

l'occasione


Coincidenze

 

 
I nostri sensi si accesaro
ma tu stolto non hai colto l'occasione
e quell'attimo non tornerà mai più

 
L.



Una modesta forma di felicità





Walter Benjamin dice che essere felici significa percepire se stessi senza timore; forse perchè cominciavo a essere cosciente del fatto che non avevo più niente di importante da perdere e. pertanto. nulla di importante avevo più da temere, cominciai a godere allora di una modesta forma di felicità

Javier Cercas
La donna del ritratto


Per il mio amante, che ritorna da sua moglie

Anne Sexton
Ti restituisco il tuo cuore, ti do il permesso…
per la miccia dentro di lei, che freme
rabbiosa nella polvere, per la cagna in lei
e per la sepoltura della sua ferita…
per seppellire viva la sua piccola ferita rossa…

Per il mio amante, che ritorna da sua moglie
 
Lei è tutta là.
Lei è stata accuratamente fusa per te,
forgiata dalla tua infanzia,
forgiata con le tue cento biglie preferite.
Lei è sempre stata là, tesoro.
A dire il vero è deliziosa.
Fuochi d’artificio nella tetra metà di febbraio,
autentica come una pentola di ghisa.
Ammettiamolo, io sono stata di passaggio.
Un lusso. Un panfilo rosso fiamma nel porto.
I miei capelli si sollevano come fumo
dal finestrino dell’auto.
Lei è qualcosa di più. Lei è ciò che ti spetta.
Questo non è un esperimento. Lei è tutta armonia.
Lei controlla i remi e gli scalmi della barca,
ha sistemato i fiori di campo sul davanzale per colazione,
ha dato alla luce tre figli sotto la luna,
tre cherubini disegnati da Michelangelo,
l’ha fatto con le gambe spalancate
nei terribili mesi della cappella.
Se alzi gli occhi, i bambini sono lì,
come palloncini delicati posati sul soffitto.
Inoltre lei li ha portati lungo l’ingresso uno per uno,
dopo cena, le teste privatamente rannicchiate,
due gambe che protestano corpo a corpo,
il suo viso avvampato da un canto e dal loro tenero sonno.
Ti restituisco il tuo cuore, ti do il permesso…
per la miccia dentro di lei, che freme
rabbiosa nella polvere, per la cagna in lei
e per la sepoltura della sua ferita…
per seppellire viva la sua piccola ferita rossa…
per il pallido bagliore tremolante sotto le costole,
per il marinaio ubriaco che attende
nel polso sinistro di lei,
per le ginocchia della madre, per le calze,
per il reggicalze, per il richiamo…
il curioso richiamo,
di quando scaverai nelle braccia e nei seni,
e tirerai il fiocco arancione nei suoi capelli,
e risponderai al richiamo, al curioso richiamo.
Lei è così nuda e unica.
Lei è la somma di te stesso e del tuo sogno.
Arrampicati su di lei come su un monumento,
gradino dopo gradino.
Lei è solida. Quanto a me,
io sono un acquerello,scolorisco.
Anne Sexton

E' venuta tutta intera ( Maram al-Masri)

Gli amanti


giovedì 4 ottobre 2018

e io iniziavo a sentire di vivere con la serenità dei vinti





Volevo diventare un grand'uomo...qualunque cosa eccetto diventare quello che forse ero già o ero sempre stato, ciò che probabilmente faceva parte della mia natura (o almeno così pensavo allora), ciò in cui a un certo punto di quell'autunno disastroso, quando avvertii con distacco che l'ansia cominciava a stemperarsi e io iniziavo a sentire di vivere con la serenità dei vinti, capii che mi stavo trasformando

Javier Cercas
La donna del ritratto


E' come accendere una sigaretta spenta





Uno desidera sempre quello che non ha. Soprattutto se lo ha avuto....
Quello che non sapevo è che quando lo riacquisti non è più lo stesso. E' come accendere una sigaretta spenta: la sigaretta è la stessa ma non ha più il sapore di prima.
Javier Cercas
La donna del ritratto


L'unica orma dell'amore

Antonella Anedda
Schianta ancora il tuo petto contro il mio
perché questa è l’unica orma dell’amore

L'unica orma dell'amore

 
Ora solo il linguaggio può ridire quei gesti
scriverne piano ripetendo l’ardore con cautela
fissando perché restino ancora in questa stanza
le grandi ombre di allora.
 
Schianta ancora il tuo petto contro il mio
perché questa è l’unica orma dell’amore
l’autunno che replicava
stelle quasi da un mondo uguale
la finestra, la cornice di abete
l’addolorato trattenersi delle schiene.
 
Antonella Anedda

mercoledì 3 ottobre 2018

ebbi la sensazione di vederla per la prima volta





..mentre l'ascoltavo parlare ebbi la sensazione di vederla per la prima volta...
Era la prima volta che vedevo Claudia con gli occhi dell'uomo che ero diventato
Javier Cercas
La donna del ritratto


dediche

ADRIENNE RICH
So che stai leggendo questa poesia mentre il metrò rallenta la corsa,
prima di lanciarti su per le scale
verso un amore diverso
che la vita non ti ha mai concesso.

DEDICHE

 
So che stai leggendo questa poesia
tardi, prima di lasciare il tuo ufficio
con l’unico lampione giallo e una finestra che rabbuia
nella spossatezza di un edificio dissolto nella quiete
quando l’ora di punta è da molto passata.
So che stai leggendo questa poesia in piedi, in una libreria lontano dall’oceano
in un giorno grigio agli inizi della primavera, deboli fiocchi sospinti
attraverso gli immensi spazi delle pianure intorno a te.
So che stai leggendo questa poesia
in una stanza in cui è accaduto troppo per poterlo sopportare,
spirali di lenzuola ristagnano sul letto
e la valigia aperta parla di fuga
ma non puoi andartene ora.
So che stai leggendo questa poesia mentre il metrò rallenta la corsa,
prima di lanciarti su per le scale
verso un amore diverso
che la vita non ti ha mai concesso.
So che stai leggendo questa poesia alla luce
della televisione, dove scorrono sussulti di immagini mute,
mentre aspetti le ultime notizie sull’intifada.
So che stai leggendo questa poesia in una sala d’aspetto
di occhi incontrati che non si incontrano, di identità con estranei.
So che stai leggendo questa poesia sotto il neon
nella noia stanca dei giovani che sono esclusi,
che si escludono, troppo presto.
So che stai leggendo questa poesia con la tua vista indebolita:
le tue lenti spesse dilatano le lettere oltre ogni significato e tuttavia continui a leggere
perché anche l’alfabeto è prezioso.
So che stai leggendo questa poesia in cucina,
mentre riscaldi il latte, con un bambino che ti piange sulla spalla e un libro in mano,
perché la vita è breve e anche tu hai sete.
So che stai leggendo questa poesia che non è nella tua lingua:
di alcune parole non conosci il significato, mentre altre ti fanno continuare a leggere
e io voglio sapere quali sono.
So che stai leggendo questa poesia in attesa di udire qualcosa, divisa tra amarezza e speranza,
per poi tornare ai compiti che non puoi rifiutare.
So che stai leggendo questa poesia perché non c’è altro da leggere,
lì dove sei approdata, nuda come sei.
 
ADRIENNE RICH

martedì 2 ottobre 2018

Autostima -> essere se stessi





“Fino a ventotto anni avevo una specie di Sé sepolto che non sapeva di potersi occupare di qualunque cosa, ma che passava il tempo a rimestare besciamella e badare alle bambine. Non sapevo di avere nessuna profondità creativa. Ero una vittima del Sogno Americano, il sogno borghese della classe media. Tutto quello che volevo era un pezzettino di vita, essere sposata, avere dei bambini. Pensavo che gli incubi, le visioni, i demoni, sarebbero scomparsi se io vi avessi messo abbastanza amore nello scacciarli. Mi stavo dannando l’anima nel condurre una vita convenzionale, perché era quello per il quale ero stata educata, ed era quello che mio marito si aspettava da me … Questa vita di facciata andò in pezzi quando a ventotto anni ebbi un crollo psichico e tentai di uccidermi”.
Anne Sexton



l’età del ferro

Antonio Gamoneda
Pensi la scomparsa e questa è
l’ultima ebbrezza. Ancora soavemente
accarezza le tue cartilagini e la tenebra cerebrale e il fegato
alimentato dalla pena.

l’età del ferro

 
Questa è l’età del ferro nella gola. Già.
Abiti te stesso ma ti disconosci; vivi in
una cripta abbandonata nella quale ascolti il tuo cuore
mentre il grasso e l’oblio si estendono nelle tue vene
e ti calcifichi nel dolore e dalla tua bocca
cadono sillabe nere.
Vai verso l’invisibile
e sai che è reale ciò che non esiste:
la vacuità oltre il pensiero.
Ricordi vagamente le tue cause e i tuoi sogni
(l’umidità, le canzoni, l’odore dei suicidi).
Ti alimentano l’ira e la pietà
in una cassa fredda.
Resta poco di te: vertigine, unghie
e ombre di ricordi.
Pensi la scomparsa e questa è
l’ultima ebbrezza. Ancora soavemente
accarezza le tue cartilagini e la tenebra cerebrale e il fegato
alimentato dalla pena.
Questa è l’età del ferro nella gola, del groppo
nello spirito. Chi sei?
Chi morirà in te?
Sarà l’ora della luce e già
tutto è incomprensibile. Tu
ancora ami quanto hai perso.
 
Antonio Gamoneda

lunedì 1 ottobre 2018

Un tempo ero bella

Buenas noches

Un tempo ero bella. Ora sono me stessa


 
Anne Sexton

L'amore è quel che resta dopo l'incendio





«Ascolta bene quel che ti dico bambina. Io so cos'è l'amore e l'amore non è nebbia che la stagione asciuga. È come il suono. Sembra andato ma intanto ti ha trasformata. Entrato dentro per sempre, nella forma di una parola che ti ha benedetta o di una musica che accompagna i tuoi giorni. L'amore mio sarà con te quando giochi, quando dormi, quando ti alzi, quando cammini per strada, quando ti addormenti, anche quando non lo sentirai. Lo ritroverai nelle piante che coltiverai e nei fiori che disegnerai. Ti sorprenderà alle spalle come un gatto, che può scappare quando ti giri ma c'era e non eri sola. Allora il desiderio te lo farò cercare nelle persone che incontri e il desiderio è forte e ti confonde. Il seduttore non sa l'amore, vuole prendere quel che si può solo ricevere ma sa la forza del desiderio e le sue leggi. Non è il primo desiderio, né il secondo o il terzo l'amore. È quello che resta dopo l'incendio, dopo l'inganno che invece si è nebbia e la prima luce arriva come un regalo e lo umilia nel suo essere nulla.»

Mariapia Veladiano (Una storia quasi perfetta)


In qualsiasi posto in cui essere felice


Puoi essere ovunque ed essere chiunque
In qualsiasi posto in cui essere felice


 
In qualsiasi posto in cui essere felice

Mentre il sole bacia il viso
E il vento accarezza i capelli
Puoi essere ovunque ed essere chiunque
In qualsiasi posto in cui essere felice

D.N. 29 settembre 2018
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