sabato 25 novembre 2017

Dove siamo finiti?


Ognuno nelle sue scarpe
Ognuno sui suoi passi


 
Dove siamo finiti?

Cosa è stato che ci ha separati
Cosa è  stato che ci ha spezzato
Cosa ha interrotto il nostro sentire.
 
Quando è stato
Quando l'ho sentito
Quando ha  spezzato il ramo che ci univa.
 
Dove siamo finiti?
 
Ognuno nelle sue scarpe
Ognuno sui suoi passi
Con una strada,
Troppo  spesso, 
Diversa e lontana. 

D.N. 24/11/2017


Le poesie di Milo De Angelis

Waiting for the miracle






Baby, I've been waiting,
I've been waiting night and day
I didn't see the time,
I waited half my life away
There were lots of invitations
And I know you sent me some
But I was waiting
For the miracle, for the miracle to come
I know you really loved me
But, you see, my hands were tied
And I know it must have hurt you,
It must have hurt your pride
To have to stand beneath my window
With your bugle and your drum
And me I'm up there waiting
For the miracle, for the miracle to come
Ah I don't believe you'd like it,
You wouldn't like it here
There ain't no entertainment
And the judgments are severe
The Maestro says it's Mozart
But it sounds like bubble gum
When you're waiting
For the miracle, for the miracle to come
Waiting for the miracle
There's nothing left to do
I haven't been this happy
Since the end of World War II
Nothing left to do
When you know that you've been taken
Nothing left to do
When you're begging for a crumb
Nothing left to do
When you've got to go on waiting
Waiting for the miracle to come
I dreamed about you, baby
It was just the other night
Most of you was naked
Ah but some of you was light
The sands of time were falling
From your fingers and your thumb
And you were waiting
For the miracle, for the miracle to come
Ah baby, let's get married
We've been alone too long
Let's be alone together
Let's see if we're that strong
Yeah let's do something crazy,
Something absolutely wrong
While we're waiting
For the miracle, for the miracle to come
Nothing left to do
When you know that you've been taken
Nothing left to do
When you're begging for a crumb
Nothing left to do
When you've got to go on waiting
Waiting for the miracle to come
When you've fallen on the highway
And you're lying in the rain,
And they ask you how you're doing
Of course you'll say you can't complain
If you're squeezed for information,
That's when you've got to play it dumb
You just say you're out there waiting
For the miracle, for the miracle to come

Compositori: Leonard Cohen / Sharon Robinson


Il nostalgico è contemporaneamente qui e là, né qui né là, presente e assente,



La nostalgia è una melanconia umana resa possibile dalla coscienza di qualcosa d’altro, coscienza di un altrove, coscienza di un contrasto tra passato e presente, tra presente e futuro. Questa coscienza scrupolosa è l’inquietudine del nostalgico.
 
Il nostalgico è contemporaneamente qui e là, né qui né là, presente e assente, due volte presente e due volte assente; si può quindi dire indifferentemente che è multipresente o che non è da nessuna parte (...). Questa capacità di assentarsi rimanendo presenti, i piedi qui, gli occhi altrove, presenti fisicamente ma a migliaia di chilometri con l’immaginazione, questa capacità è più di ogni altra propria dell’uomo. (...)
 
La terra natia è da considerarsi come la localizzazione simbolica e metaforica di un desiderio indeterminato. (...) La nostalgia, fissando le idee su un piccolo angolo del mappamondo, è così la forma topografica e simbolica di un ben più vasto desiderio, di quel desiderio inappagabile, o inestinguibile, che Plotino chiama amore
 
Vladimir Jankélévitch

Chiara Mirabell
Nostalgie: Sguardi sul dolore del ritorno1


venerdì 24 novembre 2017

Le pagine della nostra vita


Certi sentieri
Sono le pagine della nostra vita


 
Le pagine della nostra vita

Non percorrere certi sentieri della vita
È come saltare pagine di un libro
per arrivare a vedere subito come finisce
 
Su certi sentieri ci devi camminare sopra
Devi calpestare  quei fiori
Devi stropicciare quelle foglie
Devi  affrontare  quelle paludi
 
Che Certi sentieri 
sono la nostra storia,
Certi sentieri
Sono le pagine della nostra vita

D.N. 14/11/2017


giovedì 23 novembre 2017

Avevamo anche l’abitudine di guardare le stelle che cadevano striando il cielo



Appena era notte ci spingevamo al largo; e quando eravamo arrivati al centro, lasciavamo galleggiare la zattera lungo la corrente; poi accendevamo le pipe, e spenzolando le gambe nell’acqua parlavamo su ogni specie di argomenti… eravamo sempre nudi, giorno e notte, quando le zanzare ce lo permettevano… i vestiti nuovi che aveva fatto la gente di Buck erano troppo belli per essere comodi, e inoltre, ad ogni modo, non m’importava molto dei vestiti. A volte avevamo il fiume tutto per noi per dei lunghissimi periodi.
 
In lontananza c’erano le rive e le isole in mezzo all’acqua; e forse una candela alla finestra di qualche capanna, e ogni tanto potevate vedere una o due fiammelle sull’acqua… a bordo di una zattera o di una chiatta, capite; e forse, da uno di quei battelli, potevate sentir giungere il suono di un violino o una canzone. È bello vivere su una zattera. In alto c’era il cielo tutto punteggiato di stelle, e ce ne stavamo coricati a guardarle e a discutere se fossero state create o fosse stato soltanto un caso… Secondo Jim erano state create, ma io dichiaravo che era stato un caso; reputavo che ci sarebbe voluto troppo tempo per farne tante. Jim disse che poteva averle deposte la luna, be’, questo sembrava piuttosto ragionevole, e così non ebbi nulla da ridire, perché avevo visto una rana deporre altrettante uova e dunque naturalmente era possibile. Avevamo anche l’abitudine di guardare le stelle che cadevano striando il cielo. Jim diceva che erano andate a male e che venivano buttate fuori dal nido.
 
Mark Twain

Le Avventure di Huck Finn


martedì 21 novembre 2017

Oggi che t’aspettavo

Vincenzo Cardarelli
Amore, amore, come sempre,
vorrei coprirti di fiori e d’insulti.

Oggi che t’aspettavo
Oggi che t’aspettavo
non sei venuta.
E la tua assenza so quel che mi dice,
la tua assenza che tumultuava,
nel vuoto che tu hai lasciato,
come una stella.
Dice che non vuoi amarmi.
Quale un estivo temporale
s’annuncia e poi s’allontana,
così ti sei negata alla mia sete.
 
L’amore, sul nascere,
ha di questi improvvisi pentimenti.
Silenziosamente
ci siamo intesi.
 
Amore, amore, come sempre,
vorrei coprirti di fiori e d’insulti.
 
Vincenzo Cardarelli

lunedì 20 novembre 2017

L'arte di perdere

Elizabeth Bishop,
Ho perso persino te (la voce scherzosa, un gesto che ho amato).
Questa è la prova. È evidente, l’arte di perdere non è difficile da imparare,
benché possa sembrare un vero (Scrivilo!) disastro.

L'arte di perdere
L’arte di perdere non è difficile da imparare;
così tante cose sembrano pervase dall’intenzione
di essere perdute, che la loro perdita non è un disastro.
 
Perdi qualcosa ogni giorno. Accetta il turbamento
delle chiavi perdute, dell’ora sprecata.
L’arte di perdere non è difficile da imparare.
 
Poi pratica lo smarrimento sempre più, perdi in fretta:
luoghi, e nomi, e destinazioni verso cui volevi viaggiare.
Nessuna di queste cose causerà disastri.
 
Ho perduto l’orologio di mia madre.
E guarda! L’ultima, o la penultima, delle mie tre amate case.
L’arte di perdere non è difficile da imparare.
 
Ho perso due città, proprio graziose.
E, ancor di più, ho perso alcuni dei reami che possedevo, due fiumi, un continente.
Mi mancano, ma non è stato un disastro.
 
Ho perso persino te (la voce scherzosa, un gesto che ho amato).
Questa è la prova. È evidente, l’arte di perdere non è difficile da imparare,
benché possa sembrare un vero (Scrivilo!) disastro.
 

 
The art of losing isn’t hard to master;
so many things seem filled with the intent
to be lost that their loss is no disaster.
 
Lose something every day. Accept the fluster
of lost door keys, the hour badly spent.
The art of losing isn’t hard to master.
 
Then practice losing farther, losing faster:
places, and names, and where it was you meant
to travel. None of these will bring disaster.
 
I lost my mother’s watch. And look! my last, or
next-to-last, of three loved houses went.
The art of losing isn’t hard to master.
 
I lost two cities, lovely ones. And, vaster,
some realms I owned, two rivers, a continent.
I miss them, but it wasn’t a disaster.
 
—Even losing you (the joking voice, a gesture
I love) I shan’t have lied. It’s evident
the art of losing’s not too hard to master
though it may look like (Write it!) like disaster.
 
Elizabeth Bishop,

mercoledì 15 novembre 2017

ai nostri tempi

Giuseppe D'Ambrosio Angelillo

Si guardano il culo
si trombano in fica,
il cuore
anche se si perde
si continua a vivere lo stesso.


AI NOSTRI TEMPI
Si guardano il culo
si trombano in fica,
il cuore
anche se si perde
si continua a vivere lo stesso.
L'amore di solito
lo si lascia a casa,
con la ciotola piena di crocchette
comprate al supermercato.
Come un cagnetto rompicoglioni
da mollare senz'altro per strada
prima delle vacanze.
Chi prova sentimenti
è un fatuo
non si sbaglia
d'un millesimo.
Una troia una volta mi raccontò
che aveva mille uomini
impiccati a un gancetto
della giarrettiera della gamba sinistra.
Sigarette
e cagnetti al guinzaglio.
Così si gode
ai nostri tempi.
Sono tutti impazziti
e se la tirano un ramengo
quasi fossero tutti per davvero
i principini del granducato.
Quasi fossero tutti sul serio
i cancellieri della repubblica d'aceto.
Ci si fa notare
si spara un mortaretto
si carica un peto
e il pubblico è aggrinfiato per la gola,
se vuoi puoi pure fargli molto male,
tanto non si accorge nessuno
di niente.
La mia ragazza una volta mi disse:
"Perché non muori?
Così risolviamo al meglio
la nostra storia del cazzo".
Sigarette
e cagnetti al guinzaglio.
Così ci si sposa
ai nostri tempi.
Occhio amico
dopo il cuore
ti fottono i coglioni.
Si cerca una fata
e si trova sempre
un drago
più grosso
più crudele
del tuo.
Si cerca una donna
e si trova sempre
un impiccato.
Pensi al futuro
guardi il cielo
e finisce che ti fai una sega.
Tranquillo, amico.
Il cuore
si accontenta sempre
di molto poco.
 
Giuseppe D'Ambrosio Angelillo

martedì 14 novembre 2017

sabato 11 novembre 2017

Menzogna e verità

Juan Ruiz
Trema nei veri il cuore,
mentre non hanno incanto
i falsi e con sospetto
guardano;

Menzogna e verità
«Menzogna o verità?
Chi può dire se l’amore,
più dall’una o dall’altra si disseti?
Se menzogna non allieti
il cuore più di tante verità?
e se con parole assennate
non mascheri l’altra un errore?».
 
Chiede l’amore parole
false o vere? Rispondono sguardi
che se veri hanno fuoco,
hanno l’ansia di piacere, se falsi
hanno solo vanità.
 
Trema nei veri il cuore,
mentre non hanno incanto
i falsi e con sospetto
guardano; se nei veri
sincero è il desiderio, poco ardore
è nei falsi che non suscitano affanno.
 
Juan Ruiz
Poesia Senza pari link esterno
di Francesco Dalessandro

giovedì 9 novembre 2017

sono una donna

Joumana Haddad

Credono di sapere
Ed io glielo lascio credere

Sono una donna

Nessuno può immaginare
Quel che dico quando me ne sto in silenzio
Chi vedo quando chiudo gli occhi
Come vengo sospinta quando vengo sospinta
Cosa cerco quando lascio libere le mie mani.
Nessuno, nessuno sa
Quando ho fame quando parto
Quando cammino e quando mi perdo,
nessuno sa che per me

e andare è ritornare,
e ritornare è indietreggiare
che la mia debolezza è una maschera
e la mia forza è una maschera
e quel che seguirà è una tempesta.
Credono di sapere
Ed io glielo lascio credere
E creo.

Hanno costruito per me una gabbia
affinché la mia libertà fosse una loro concessione
E ringraziassi e obbedissi
Ma io sono libera prima e dopo di loro, con e senza di loro
Sono libera nella vittoria e nella sconfitta
La mia prigione è la mia volontà!
La chiave della prigione è la loro lingua
Tuttavia la loro lingua si avvinghia intorno alle dita del mio desiderio
E al mio desiderio non impartiscono ordini.

Sono una donna.
Credono che la mia libertà sia loro proprietà
Ed io glielo lascio credere E creo.

mercoledì 8 novembre 2017

Un cuore inquieto





Il gran desiderio d'un cuore inquieto è di possedere interminabilmente la creatura che ama o di poterla immergere, quando sia venuto il tempo dell'assenza, in un sonno senza sogni che non possa aver termine che col giorno del ricongiungimento.

Albert Camus


Per chi ama l'amore

I libri di una pagina.
Questo è il libro secondo.
Per chi ama l'amore.


Parliamo al buio, l’unica luce sono i suoi occhi, i miei sono quasi sempre chiusi. Mi guarda, mi tocca le mani, accarezza il mio gatto. Quasi ogni sera arriva un po’ di neve, la giornata con gli altri finisce alle quattro del pomeriggio, non c’è più bisogno di uscire.
 
Io prima di lei non avevo mai incontrato un essere umano capace di vedermi. Erano stati capaci di odiarmi e di amarmi, ma mai di vedermi. È bello vivere con una che ti vede. Io da quando ho conosciuto lei ho smesso di spiare il mio corpo, non mi guardo più, ho tolto dalla casa anche gli specchi. Lei viene, mi guarda e dice dove sono, e non ho bisogno di chiedere, non ho bisogno di quelle laboriose e infruttuose operazioni che facevo un tempo al fine di farmi avvistare. Con lei ho smesso anche la mia attitudine al lamento, alla recriminazione. La mia vita è finalmente vuota e insignificante. Non devo dimostrare più niente a nessuno. Io e lei non facciamo niente. Lei racconta, io ascolto, lei mi guarda, io mi faccio guardare. Ogni tanto la guardo anche io, le accarezzo i capelli, guardo i suoi seni e poi torno con gli occhi chiusi, sento la casa, sento il tempo che passa insieme a lei, sento che l’universo sa tutto di noi, ci lascia fare, sento quello che sono e tutte le anime che ho passato, sento i miei primi respiri, aspetto i suoi gesti e i suoi gesti arrivano.
 
Non ci tocchiamo molto, ci limitiamo a guardarci e ad ascoltare i suoni, le storie che vengono dai nostri corpi. I nostri corpi suonano o raccontano mentre ci guardiamo, i nostri corpi stanno alla luce o in penombra, distesi o in piedi o seduti, quello che accade è sempre diverso anche se facciamo sempre la stessa cosa, teniamo il tempo tra le braccia e cerchiamo di non farlo cadere. Capita spesso di avere grandi pensieri mentre la guardo e anche lei mi dice di avere grandi pensieri mentre mi guarda. A volte questi pensieri li diciamo ad alta voce e s’incrociano tra loro e vanno per strade strane, i pensieri fatti col corpo in amore sono diversi dai pensieri che vengono quando leggiamo un giornale. Una volta mentre le accarezzavo la schiena ho pensato in modo così semplice da sentire il grande capogiro dell’universo. Lei mi porta in un mondo in cui c’è un solo attimo e in questo attimo il mondo si apre, si chiude, si offre, si nasconde, mi fa sentire le piante della casa, mi fa toccare il soffitto, fa scendere le nuvole nel camino, mi fa seguire una formica, mi mette nella sua testa e vedo il mondo da lì, ora sono dietro una briciola di pane, ora c’è il sole, è quel granello di zucchero, sto mangiando la luce che entra dalla finestra, sto accarezzando l’erba che è fuori, nessuno sa che noi siamo qui, la formica ci ha consigliato di tacere, ora lei mi sta baciando, ora la sua lingua incolla le vertebre, non sono più un uomo a frammenti, non sono più una cosa sparsa in una terra spezzata, sono nel mio fiato, sento le mie mani, piango, rido, divento una mollica di pane offerta a un passero, le mie ossa si sono rimpicciolite, stanno scomparendo, lo scheletro non mi serve, io devo solo piangere e pensare per il resto dei miei giorni, io devo solo vedere, ora si è aperto un occhio sulla pianta dei piedi, ora finalmente so dove cammino, e se apro le braccia tocco sempre qualcosa, il mio corpo ha smesso di girare a vuoto.
 
Franco Arminio


Poesia del 7 novembre (non devi mettere troppa vita nella vita)

Franco Arminio in rete
Lascia che molte cose
non accadano,
rinuncia, astieniti
sii grato a chi non ti pensa,
a chi non ti chiede nulla.

Poesia del 7 novembre
.
Non devi mettere troppa vita
nella vita.
Sei una trave sottile,
non possono venire a ballare
tutti nella tua testa.
Lascia che molte cose
non accadano,
rinuncia, astieniti
sii grato a chi non ti pensa,
a chi non ti chiede nulla.
La vita non è un budello da riempire,
e la sua bellezza non è neppure conservarla,
restaurarla.
Dunque da ora, senza altri indugi,
non avere più nessuna impazienza:
tutto quello che accade
ha una ragione, tu sogna,
dimentica, fiorisci, piangi,
fai le tue cose
ma non farle per te,
farle per il mondo che è vivo
assieme a te, pensa al cielo, alla terra,
all’aria, non staccarti mai dalla natura:
il frutto staccato dall’albero
diventa cieco.
 
Franco Arminio

martedì 7 novembre 2017

E' un’antica forma di medic(t)azione



“E’ una tecnica mentale e un’antica forma di medicazione che consiste nell’intonare un mantra, ovvero una specifica vibrazione sonora, che richiama il suono della natura portando da fuori a dentro il benessere e l’armonia. Una volta che hai liberato le tue riserve di energia, creatività e felicità, raggiungi un livello chiamato di “pura coscienza” e tutte le ansie, le paure, lo stress, scompaiono…così, all’improvviso (emette un suono come lo scoccare delle dita, n.d.r.) e vieni pervaso da un senso di benessere che nemmeno immaginavi.
 
David Lynch


Come questo vento voglio

Emilio Prados
incendiandoti nel mio corpo,
illuminando la mia carne
tutta, ormai, carne di vento.

Possessione luminosa
Come questo vento voglio
essere figura del mio calore
e, lentamente, entrare
dove riposa il corpo tuo
dell’estate, avvicinarmi
a lui senza che mi veda;
arrivare, come polso aperto,
pulsando nell’aria, essere
figura del pensiero mio di te, in sua presenza:
carne aperta di vento,
dimora d’amore nell’anima.
Tu – delicato avorio di sogno,
neve di carne, quiete
di palma, luna in silenzio –
seduta, addormentata, in mezzo
alla stanza. E io, entrando
come acqua chiara, inondarti tutto il corpo
fino a coprirti e, restare
così, integro dentro,
come l’aria in un lampione,
incendiandoti nel mio corpo,
illuminando la mia carne
tutta, ormai, carne di vento.
 
Emilio Prados
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