sabato 4 febbraio 2017

Sui poeti e sulla poesia



Sui Poeti e sulla Poesia




Le Poesie sulla Poesia

la musica di fondo

Beatriz Altamira

 
Ti ricordi quando te ne sei andato?
 
Era poco prima di Natale..abbiamo litigato..solito copione: parole pesanti, accuse : "Tu non fai .. tu non mi dai..tu non dici mai...io invece.."
 
Hai buttato in un sacchetto poche cose, hai sbattuto la porta....silenzio.
La rabbia che sfuma piano, come una pentola d'acqua bollente che si raffredda, la gola dolente per il troppo urlare, un momentaneo sollievo.
Cosa è successo mi chiedo ?...un brivido di freddo..un senso di vuoto.Guardo le pareti, i quadri sono al loro posto, mobili e tappeti pure.Tutto in ordine, tutto come prima.
 
Cos'è dunque che mi fa sentire mutilata ?E' questo inconsueto silenzio,la televisione spenta, nessun passo attraverso il corridoio, nessuna voce che mi chiama , nessun rumore consueto, , niente.. Sarà dunque questa la musica di fondo che accompagnerà i miei prossimi giorni ?
 
Beatriz Altamira


dovevo proprio chiudere certe porte


- Sai dovevo proprio chiudere certe porte per aprirne delle altre..
 
- Mai porte furono chiuse così delicatamente....
C'era poca luce nelle stanze che lentamente si chiudevano alla mia vista..
Se era necessario chiuderle, allora avrà avuto un senso precipitare dal cielo e rinunciare all'incanto del tuo sguardo, al mondo che mi rivelavi con i tuoi silenzi scanditi dal tuo respiro..
Ora non so qual è la tua strada e non conosco le tue giornate e i paesaggi che vedi e gli incontri che accendono il tuo sorriso..
Ma sento la tua forza e la serenità nei tuoi giorni.
Al buio e in silenzio ti racconto delle mie inquietudini e dei momenti di gioia, dell'unica strada che conosco, fatta di cielo e di sconfitte, di angoli nascosti agli occhi del mondo, di una carezza sulle lacrime della donna che amo.
Del ricordo di un mondo perduto che mi porto nel cuore insieme a te.
Del pensiero di te che sorge ogni giorno come l'alba.
Gabriella & Marcello

 

Voglio parlare di te notte

Barbara Korun

e lo stridore dell’attesa trascende
in giubilo del giorno
quando è pieno zeppo
saturo e colmo di silenzio
quando è sul punto di proprio sul punto

Voglio parlare di te notte
Voglio parlare di te notte
voglio parlare dell’alba
voglio parlare del bosco che sorge da te
(tu sei l’utero dell’universo
tu concepisci ciò che esiste) come si delineano dapprima i contorni
come in seguito aggiungi
premeditatamente le foglie
e prepari i tronchi
affinché risplendano
nella luce solare e questo è l’attimo che io fermo
per sentirlo profondamente
quando il buio s’intreccia con gli atomi della luce
quando il crepuscolo è palpitante
e promette
la nascita
quando quatto quatto
si trattiene fino a soffrirne
e lo stridore dell’attesa trascende
in giubilo del giorno
quando è pieno zeppo
saturo e colmo di silenzio
quando è sul punto di proprio sul punto
Barbara Korun

venerdì 3 febbraio 2017

Due si spogliano

Barbara Korun

e temo
si tolgono la professione il nome
le abitudini quotidiane
con baci pazienti
si liberano dei loro amori
trascorsi delle loro attese
con morsi profondi si disfano
degli anni della loro passione
con la bocca a vicenda
si sbarazzano del sesso
si svestono dell’infanzia

Due si spogliano

due si spogliano
si tolgono le vesti
si sfilano le scarpe
si levano i gioielli e l’orologio
si denudano completamente
continuano a spogliarsi
con mani carezzevoli
si tolgono la professione il nome
le abitudini quotidiane
con baci pazienti
si liberano dei loro amori
trascorsi delle loro attese
con morsi profondi si disfano
degli anni della loro passione
con la bocca a vicenda
si sbarazzano del sesso
si svestono dell’infanzia
(operazione lunghissima)
si tolgono di dosso la mamma
e il padre con energici lavacri
forti abbracci e strusciate
di corpo a corpo
ed effusione di linfa
raggiungono le tenebre
mai nominate alle quali
danno a ritroso dei nomi
che man mano dimenticano
quando s’infiammano
continuano a spogliarsi
attraverso il riso il pianto
i gemiti e le grida
fino all’innominabile
carnalità
di là della nascita
sono nudi
Barbara Korun

giovedì 2 febbraio 2017

L'amore con i baci e gli abbracci

Domenico Starnone
Mariella

Antipatico. Con la bocca larga. Peloso. Dei maschi la cosa che mi disturbava di piú, allora, era la barba troppo fitta, l’impressione di ruvido e sgranato. Almeno a partire dai quattordici anni, disse Mariella, avevo desiderato un uomo bellissimo per farci l’amore. L’amore, però, non chiavare. L’amore con i baci e gli abbracci. Tener stretto un ragazzo tutto liscio, con gli occhi grandi e teneri, pulito, glabro, molto gentile, che mi entrasse piano dentro senza farmi male, mentre io gli dicevo in bocca, a occhi chiusi: che-fai-o-mio-dio-che-succede, e lui: niente-non-succede-niente-non-ti-preoccupare. Invece la gran parte di voi, già solo nell’aspetto, mi sembrava capace soltanto di chiavare e mi spaventavo, mi disgustavo. Mina, pensavo, a vederla in televisione con quelle sue gonne corte e le calze di nylon con la riga, doveva averlo fatto prestissimo, senza nessuna preoccupazione, con gioia, urlando di piacere, caso mai cantando. Io invece mi sentivo delicata, una delicatezza tutta concentrata sulla soglia dell’apparato urogenitale. Sebbene fossi in genere spericolata e non temessi mai di ferirmi, non tolleravo l’idea che qualcuno mi penetrasse, pensavo al vostro coso come se avesse in punta pezzi di vetro o di metallo, e desiderio e paura facevano continuamente a pugni. Qualsiasi corpo troppo marcatamente maschile mi allarmava. Guardavo solo i ragazzi che erano armoniosi come femmine, quelli poco aggressivi, e prendevo in giro tutti gli altri. Non mi fidavo di nessuno, non mi affidavo. Per cui, ammesso che una pur lieve inconscia aspettativa erotica ci fosse, appena t’ho visto è subito svanita.

Autobiografia erotica di Aristide Gambia
Domenico Starnone     

Se c'era ancora una promessa

Josefa Parra

E chissà se il commercio della carne
non fu – in qualche modo –
una promessa.

Se c'era ancora una promessa

Se c'era ancora una promessa
tra me e te, un'offerta
prolungata, una luce laggiù
da poter seguire;
se restava la speranza
– sebbene fosse una triste,
piccola speranza;
se anche le tue labbra
mai hanno pronunciato
la parola mortale che io desideravo
o qualcosa che le assomigliasse,
penso che ancora avrei trovato
una ragione per aspettarti.
E chissà se il commercio della carne
non fu – in qualche modo –
una promessa.

Josefa Parra

Ci vuole orecchio

Chi ha perso il ritmo si deve ritirare
non c'è più posto per chi sa far da solo,

M.s'playlist

Enzo Jannacci - Ci vuole orecchio

E la bobina continua a girare
sì ma la base va avanti anche da sola
e noi che abbiamo tutta la voce in gola?
Ma senza base non si può cantare,
e con la base non si può stonare,
non si può sbagliare.
 
Perché...

Perché ci vuole orecchio,
bisogna avere il pacco
immerso, intinto dentro al secchio,
bisogna averlo tutto,
anzi parecchio...
Per fare certe cose
ci vuole orecchio!
Bisogna avere orecchio,
bisogna avere il pacco
immerso, immerso dentro al secchio,
bisogna averlo tutto,
anzi parecchio...
Per fare certe cose
ci vuole orecchio!

Eh, dal vivo oggi non si può più suonare,
l'orchestra è ormai quattro battute dopo
I fiati hanno già fatto il loro gioco,
anche il sassofono va via in gol e lascia fare,
e noi come dei pirla qui a provare,
ma con l'orchestra non si può sbagliare,
perché...

Perché ci vuole orecchio
bisogna avere il pacco
immerso, immerso dentro al secchio,
bisogna averlo tutto,
anzi parecchio...
Per fare certe cose
ci vuole orecchio!
Bisogna avere orecchio,
bisogna avere il pacco
immerso dentro al secchio,
bisogna averlo tutto, tanto
anzi parecchio...
Per fare certe cose
bisogna avere orecchio!

Chi ha perso il ritmo si deve ritirare
non c'è più posto per chi sa far da solo,
due note e un si bemolle fuori luogo
Vietato di fermarsi anche a respirare
che qui la base continua a girare,
chi non sa stare a tempo, prego andare.
Perché... perché... perché...

Perché ci vuole orecchio
bisogna avere il pacco
immerso, immerso dentro al secchio,
bisogna averlo tutto,
anzi parecchio...
Per fare certe cose
ci vuole orecchio!
Bisogna avere orecchio,
bisogna avere il pacco
immerso, immerso dentro al secchio,
bisogna averlo tutto,
tanto...anzi parecchio...
Per fare certe cose
ci vuole orecchio!
Bisogna avere orecchio,
bisogna avere il pacco
immerso, immerso dentro al secchio,
bisogna averlo tutto,
tanto...anzi parecchio...
Per fare certe cose
ci vuole orecchio!

 
Enzo Jannacci - Ci vuole orecchio


 

 
                    - #playever


LO SPECCHIO

Barbara Korun

e temo
che salterà dentro, in me,
per frugare nel mio profondo
il suo viso morto,
morto.

LO SPECCHIO
Un uomo si china su di me
come sopra l'acqua.
Nello specchio della mia acqua
desidera vedere il suo volto.
Ma la mia acqua è scura,
scura e profonda e
non gli rinvia il riflesso.
L'uomo cerca, sorpreso,
stupefatto, e temo
che salterà dentro, in me,
per frugare nel mio profondo
il suo viso morto,
morto.
Barbara Korun

mercoledì 1 febbraio 2017

il momento in cui il viso si rivela una maschera

Buenas noches

È il momento in cui il viso solito si rivela una maschera
e ne affiora un altro piú vero....
Noi crediamo di piacere per come ci immaginiamo di essere e
invece le persone sono sedotte da qualcosa
che ci è del tutto sconosciuto.
 
Domenico Starnone

Il mio modello era Mina

Domenico Starnone
Mariella

A quattordici anni non sono andata a scuola e mi sono incontrata a via Caracciolo con uno che mi piaceva e che aveva due anni piú di me. In quel periodo leggevo «Confidenze», mi volevo a tutti i costi innamorare, desideravo un fidanzato soprattutto per scappare con lui da Napoli e non tornarci piú. Il ragazzo era alto per la sua età, magrissimo, quando lo vedevo da lontano speravo che mi sposasse subito. Siamo andati a passeggio, mi ricordo, a un passo dagli scogli e dal mare, in una giornata di sole. Poi ci siamo fermati nella Villa Comunale, dietro l’Acquario. A un certo punto lui s’è fatto coraggio, m’ha messo un braccio intorno alle spalle, s’è chinato un po’ e m’ha baciata cercando di mettermi la punta della lingua in bocca. Solo questo, eh, nient’altro, ma è bastato a farmi scappare, non l’ho visto piú.
 
L’anno dopo, a quindici anni, mi sono infilata in un cinema, di mattina – facevo spesso filone a scuola, ci andavo poco –, con uno con cui mi ero messa da qualche settimana. Mi baciava, mi ribaciava. Il bacio ormai l’avevo accettato ma la lingua nella sua bocca non la mettevo mai, mi limitavo a ritrarre la mia per fargli posto. Quanto a lui, non si impegnava molto: mi premeva forte le labbra – dopo, la bocca mi ha fatto male per giorni – e mi toccava la punta della lingua appena appena, tlic tlic. Ma mentre mi baciava, mi tirava giú il braccio dal bracciolo, dal suo lato, in modo che gli finissi sulla pancia. Capito? Però cosí stavo scomoda, rimettevo il braccio a posto. Niente, lui tornava a spostarmelo. Una, due, tre, quattro, cinque volte. Allora gli ho sussurrato: si può sapere che vuoi, spiegati, e il ragazzo s’è confuso, è rimasto zitto. Difficoltà di comunicazione. O meglio: lo sapevo cosa voleva ma non mi andava di capire.
 
Tre settimane prima che ci mettessimo insieme, a una festa avevamo ballato stretti. A un certo punto avevo sentito che gli si induriva il coso e l’avevo lasciato in mezzo alla stanza di colpo, me n’ero andata sul balcone pensando: come si permette, come può fare una cosa simile a me. Eppure ero una ragazzina vivace, mi atteggiavo molto a donna navigata. Il mio modello era Mina, hai presente, volevo essere moderna, mi pettinavo come lei, cantavo Nessuno, ti giuro, nessuno e Una zebra a pois, mi mettevo le calze di nylon con la riga dietro.

Autobiografia erotica di Aristide Gambia
Domenico Starnone     

ma se riesco a tirare fuori tutto....

Beatriz Altamira

 
Si..mi disturbano ..mi creano dei problemi a livello di immagine..della mia immagine..
così come mi vedo ora..non so spiegarmi..
ma se riesco a tirare fuori tutto forse saranno solo ricordi..

Beatriz Altamira


Se non avrò di nuovo il dono prezioso

Josefa Parra

posso vivere di quello che ti ho rubato,
della rendita d'amore che abbandonasti
nel mio letto, come una triste conchiglia.

Se non avrò di nuovo il dono prezioso

Se non avrò di nuovo il dono prezioso
del tuo peso, se il tuo collo non si piegherà
ancora sotto il giogo di una mia carezza,
se le ginocchia mai più imprigioneranno
le ombre; se non tornerai a torturarmi
coi tuoi lenti prodigi della carne e del desiderio,
guarda, non mi interessa: posso ricrearti tutto,
ricomporti, salvarti dalle ore divorate;
posso vivere di quello che ti ho rubato,
della rendita d'amore che abbandonasti
nel mio letto, come una triste conchiglia.

Josefa Parra


Non danneggiarmi

Barbara Korun

Con gesto lento, preciso
abbatterai gli argini.
Nel cielo comincerà
a risplendere l'aurora polare.

NON DANNEGGIARMI
Non danneggiarmi quando mi penetri.
Ferita dalla tua morbidezza e dalla
tenerezza. Le forze a stento
mantengono ancora l'equilibrio.
Conosco il tuo acume,
la tua sottigliezza.
Con gesto lento, preciso
abbatterai gli argini.
Nel cielo comincerà
a risplendere l'aurora polare.

Barbara Korun


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